I capolavori del Detroit Institute of Arts
Nel 1880, uno dei fondatori del Metropolitan Museum spronava i suoi connazionali americani a “convertire la carne di maiale in porcellane, il grano e i derivati in ceramiche preziose, le pietre grezze in sculture in marmo, le partecipazioni alle linee ferroviarie e i proventi dell’industria estrattiva nelle gloriose tele dei maestri più importanti del mondo”.
Nasce la straordinaria avventura culturale e imprenditoriale del collezionismo statunitense: un inimitabile scambio tra pubblico e privato, uno scenario del tutto nuovo per il mercato dell’arte internazionale, che porta alla creazione e al rapido sviluppo di grandi musei, considerati strategici per la crescita culturale dell’interna nazione.
Con tipico spirito americano, nel giro di pochi decenni, a cavallo del Novecento, si assiste a una vera e propria competizione per la formazione delle raccolte più complete, per l’acquisizione di opere-chiave, per la scoperta e la valorizzazione di artisti antichi e moderni. La scintillante Parigi della Belle Époque è il punto di riferimento principale, ma i collezionisti, i galleristi, gli antiquari, le case d’aste, i direttori dei musei americani sono impegnati in una continua corsa sostenuta non solo da ingenti risorse economiche, ma anche da un gusto aperto, libero da pregiudizi. È noto, ad esempio, che pittori come gli impressionisti o lo stesso Matisse sono stati apprezzati e acquistati prima da collezionisti americani (e russi), e solo in seguito apprezzati anche in Europa!
Ho visitato la mostra "Dagli Impressionisti a Picasso" ospitata nel palazzo Ducale di Genova e devo dire che merita veramente, se potete fateci un salto, è aperta fino al 10 Aprile.
Ho potuto "rubare" un solo quadro poiché era proibito scattare foto :)
Eccolo, è un Pissarro:
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4 comments
Zucchi57 said:
bisognerà pure cominciare a guardarsi attorno :)))
RHH said:
Jaap van 't Veen said:
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Annaig BZH said: